COSMESI ECOLOGICA: QUALI CERTIFICAZIONI

COSMESI ECOLOGICA: QUALI CERTIFICAZIONI
Riccarda Serri, Barbara Righini

In Europa sono presenti diverse organizzazioni he operano nel campo della certificazione biologica principalmente alimentare e da qualche anno anche cosmetica, oltre ad alcune associazioni di produttori di cosmetici ecologici.

Fonte:  Dermocosmonews n. 5 nov/dic 2007

 

In mancanza di un disciplinare Europeo per la Cosmesi Naturale, che attualmente è in fase di sviluppo, le certificazioni sono diverse a seconda del Paese di attuazione.
La Francia opera attraverso ECOCERT, ente di controllo e certificazione, che dalla fine del 2002 rilascia il logo “Cosmetique Biologique” a quei cosmetici che contengano almeno il 95% di ingredienti di origine naturale, di cui il 50% certificato biologico. COSMEBIO è invece un’associazione di aziende che hanno certificato almeno la metà della propria produzione.
Il Regno Unito vede protagonista la SOIL ASSOCIATION, dal 1946 leader nella promozione dell’agricoltura biologica e dal 2002 promotrice di un disciplinare per la certificazione dei prodotti cosmetici naturali considerato il più “integralista”: obbligatorio almeno il 75% di ingredienti biologici su sostanza secca.
In Germania, paese leader della Cosmesi Naturale, la BDIH – Federazione delle Imprese dell’Industria e del Commercio – già dal 1996 ha sviluppato un disciplinare per la certificazione dei prodotti naturali per la cura del corpo. Il marchio “Certified Natural Cosmetic” è presente sui prodotti di decine di aziende.
L’Italia entra nel settore del cosmetico certificato tramite AIAB-ICEA, che rilascia dal 2002 il marchio “EcoBioCosmesi”.
Come il disciplinare BDIH tedesco, anche quello italiano non prevede una percentuale di ingredienti bio obbligatoria.
Si avvale invece di una “positive list” basata su criteri di preferenza per ingredienti vegetali e dove
possibile biologici, eco-compatibilità, dermocompatibilità, assenza di tossicità.
Le differenze tra i disciplinari riguardano non solo la percentuale di materia prima biologica obbligatoria o meno, ma anche il tipo di ingredienti chimici permesso, la considerazione dell’acqua per calcolare le percentuali di ingredienti naturali, la scelta di includere od escludere ingredienti che comportino l’uccisione di animali (permessi dalla Soil Association purchè biologici), e così via. Tale varietà contribuisce a confondere le idee non solo al consumatore finale, ma anche a quelle aziende che desiderano avvicinarsi alla produzione di cosmetici eco-bio.
La sfida futura è pertanto quella di arrivare a standard comuni, e un aiuto pare arrivare da ECOLABEL,
marchio di qualità ecologica dell’Unione Europea che a partire da quest’anno* è applicabile anche
ai cosmetici a risciacquo come saponi, bagnoschiuma e shampoo.
I criteri ecolabel si basano su calcoli precisi volti a verificare la biodegradabilità e sostenibilità
non solo delle singole materie prime, ma anche del prodotto finito, attraverso l’utilizzo di un foglio
di calcolo. Quest’ultimo è stato messo a disposizione delle organizzazioni nazionali operanti nel
settore, affinchè abbiano uno strumento in più da utilizzare per una definizione univoca di cosmetico
naturale. L’ipotesi prevalente è attualmente quella di arrivare a due certificazioni: una, più
ampia, di cosmesi naturale, e un’altra, più restrittiva, di cosmesi biologica.

*2007