I Filtri solari

Quali sono, come funzionano 

Barbara Righini, La rete, anno I n. 8 - Giugno 2005 


 L’estate è arrivata, e con essa la voglia di sole e di abbronzatura.

Ogni telegiornale comunica le precauzioni da adottare per evitare le ustioni, gli eritemi e i colpi di sole: non esporsi nelle ore più calde, bere tanto, proteggere adeguatamente la pelle con una crema protettiva.

Ma cosa contengono queste creme per essere capaci di ridurre il rischio di scottarsi? Vediamo di fare un po’ di chiarezza.

Innanzitutto, bisogna sapere che i raggi solari capaci di arrivare fino a noi sono gli UVA e gli UVB. Sinora si è posta l’attenzione prevalentemente sui secondi, perché, nonostante non penetrino a fondo, sono eritematogeni, ovvero provocano eritemi. Solo recentemente si è cominciato a capire che anche gli UVA hanno la loro bella responsabilità, poiché raggiungono gli strati di collagene ed elastina, danneggiandoli. In altre parole: fanno invecchiare più rapidamente la pelle! Ecco quindi la necessità di utilizzare prodotti contenenti filtri per ripararsi dai raggi solari. I filtri solari utilizzati nei prodotti attualmente in commercio sono di due tipi: chimici e fisici.

I filtri chimici hanno nomi come octyl methoxycinnamate, benzophenone, ethylhexyl methoxycinnamate, butyl methoxydibenzoylmethane, octyldodecylneopentanoate. Sono molecole sintetiche. Come funzionano? In realtà il meccanismo è ancora poco chiaro. Si sa, in generale, che agiscono assorbendo e scomponendo le radiazioni del sole, trattenendone il calore. Più di un dermatologo, supportato da studi di settore, sta avanzando l’ipotesi che sul lungo periodo l’azione di tali molecole, molto complesse, sia più dannosa che benefica e sia responsabile di numerose allergie. Anche perché, mentre la loro azione è testata per i raggi UVB, risulta ancora difficoltoso testare la protezione anti-UVA. Gli UVA infatti non generano rossore cutaneo, che è il parametro per calcolare gli indici di protezione. Così si può affermare che i prodotti più diffusi, se a base di soli filtri chimici, proteggano dagli UVB nelle misure indicate dal fattore di protezione solare (SPF), ma raramente facciano altrettanto per gli UVA.

I filtri fisici, invece, sono costituiti da minuscole particelle minerali. I più conosciuti sono zinc oxide, titanium dioxide, argille. A differenza di quelli chimici, i filtri fisici hanno un meccanismo di azione molto chiaro. Le particelle di cui sono costituiti, infatti, non fanno altro che riflettere i raggi solari, impedendo loro di raggiungere l’epidermide. Non trattengono il calore né innescano alcun procedimento di scomposizione delle radiazioni, e respingono allo stesso modo sia le frequenze UVA, sia quelle UVB. A seconda della quantità presente nel singolo prodotto, esso fornirà un grado di protezione più o meno elevato. I filtri fisici sono quindi raccomandati soprattutto alle persone soggette ad allergie, dalla pelle particolarmente sensibile che si scotta facilmente. E naturalmente ai bambini.

Qualche consiglio, infine, per tutti. I solari vanno scelti con protezioni adeguate al proprio fototipo, ovvero l’insieme di colore di pelle-capelli-occhi e la facilità con la quale vi abbronzate o, al contrario, vi scottate. Più è basso il vostro fototipo, maggiori precauzioni dovrete adottare. Quindi oltre ad un fattore di protezione solare alto, sarà opportuno applicare la lozione più volte durante l’esposizione. Ricordatevi che, se preferite utilizzare prodotti waterproof, cioè resistenti all’acqua, sarà ancora più indicato evitare quelli contenenti filtri chimici, perché, rimanendo più a lungo a contatto con la pelle, aumenterebbero il rischio di allergie.

Buona abbronzatura a tutti!