Cosmetici: attenzione alle etichette!

Fonte articolo: La Stampa online

Cosmetici: attenzione alle etichette!Le insidie nascoste nei prodotti per la bellezza. Parla l'esperta
LUIGI MONDO & STEFANIA DEL PRINCIPE

Creme naturali, bio, eco... Nelle profumerie e nei banchi del supermercato troviamo cosmetici che sbandierano orgogliose i loro ingredienti naturali. Ma sarà tutto vero? I "nuovi" cosmetici sono davvero più sicuri degli altri o è solo un’altra trovata commerciale?
L’unico modo per identificare i componenti di un cosmetico è quello di leggere le etichette che riportano l’INCI, ovvero l’elenco degli ingredienti espressi secondo un criterio standard. Tuttavia, siccome la maggior parte di noi non è laureata in chimica, difficilmente ricucirebbe a interpretare l’eventuale pericolosità di un ingrediente.

Un piccolo aiuto ci viene dato da un servizio totalmente gratuito, realizzato da un chimico, cui possono usufruire tutti. Si chiama Biodizionario. Si tratta di una guida, in continuo aggiornamento, al consumo consapevole dei cosmetici. Per ogni ingrediente viene assegnato un "bollino": rosso, quando è pericoloso, giallo quando lo è un po’ meno e verde quando è sicuro. L’ideatore per progetto, Fabrizio Zago, il quale specifica nel sito che quanto espresso è uno suo personale parere.
Un altro interessante servizio si trova nel sito http://www.fragile-wings.net/beautydb/archives/000347.php. Qui c’è un database che contiene tutti gli ingredienti dei cosmetici più conosciuti, in cui vengono riportati in rosso eventuali ingredienti ritenuti pericolosi.

Per saperne di più però, noi ci siamo rivolti a Barbara Righini, che gestisce il sito www.saicosatispalmi.org. Una guida sul web dove trovare tante informazioni sui cosmetici. 

Barbara, cominciamo dall’Imidazolidinyl urea, uno dei conservanti più utilizzati nei cosmetici. Anche quelli definiti naturali. E’ una sostanza sicura? O può creare problemi a chi utilizza cosmetici che la contengono?
«La legge 713/86, che disciplina il mercato cosmetico in Italia, pone come primaria la sicurezza dei consumatori. Prodotti quindi davvero dannosi per la salute non dovrebbero essere commercializzati.
Fatta questa doverosa premessa, l’Imidazolidinyl urea è un conservante che funziona rilasciando molecole di formaldeide, sostanza cancerogena. Ora, se l'impatto sulla pelle può essere tutto sommato molto ridotto – i conservanti vengono usati in percentuali molto basse di solito – quello sull'ambiente è rilevante.
Finiscono infatti nelle acque tonnellate di cosmetici ogni giorno. Manca quindi una visione globale che valuti l'impatto sulla salute da un punto di vista a lungo termine: oggi sul mio viso la crema non danneggia la pelle, ma domani l'ambiente intossicato quali danni potrà farmi?».

Tensioattivi: sono stati creati molti allarmismi soprattutto intorno al Sodium Laureth Sulfate e Sodium Lauryl Sulfate. Sono davvero tossici come dicono?
«Secondo Fabrizio Zago, chimico cosmetologo specializzato in formule ecologiche, l'allarme è assolutamente ingiustificato. Non ci sono evidenze di cancerogenicità riguardo queste due sostanze, che però possono essere molto aggressive se inserite in una formula non adeguatamente bilanciata. La prima inoltre contiene una parte petrolifera (ossido di etilene). La cattiva fama di questi due tensioattivi è derivata da un passaparola dilagante su Internet. Sono le classiche catene di e-mail prive di fondamento, che però una volta che cominciano ad allargarsi lo fanno a macchia d'olio e continuano anche a distanza di anni».

Le case produttrici sbandierano tanto i cosmetici naturali e quelli BIO. Quali differenze ci sono tra un tipo e l’altro. E soprattutto “naturale” o “bio” è sinonimo di sicuro?
«La domanda è complessa, tanto che il disciplinare Cosmos, in vigore proprio dal 1 settembre 2009 e approvato da una serie di enti certificatori europei, distingue tra cosmetico naturale e cosmetico biologico a seconda della percentuale di estratti vegetali da agricoltura biologica in esso contenuti. Il cosmetico biologico deve contenerne il 95%. Per i cosmetici "tradizionali", che non aderiscono a nessuno standard, il termine "naturale" non ha praticamente alcun significato. Infatti la legge non prevede delle regole per il suo utilizzo, e di fatto è possibile dichiarare "shampoo naturale" sull'etichetta anche se questo contiene solo uno 0,5% di ingrediente vegetale. Ad ogni modo, i cosmetici, sia naturali sia biologici, devono sottostare alla legge già citata, e quindi non essere dannosi per la persona. Più che sicurezza quindi, parlerei di efficacia, e questa dipende dalla bravura e dalla competenza del formulatore».

E del Petrolatum? Cosa ci dice?
«Il petrolatum è stato classificato dall'Unione Europea come potenziale cancerogeno per le impurità che può contenere. Le aziende produttrici di cosmetici dichiarano però di realizzare paraffine prive di tali impurità, e quindi il petrolatum continua ad essere utilizzato. In particolare ne sono pieni i prodotti per bambini.
Il petrolatum è un derivato petrolifero, inquinante, non biodegradabile e occlusivo sulla pelle; meglio evitarlo».

Quale consiglio vuole dare ai nostri lettori prima di acquistare un cosmetico?
«Innanzitutto un consumatore informato è un consumatore consapevole. A differenza di dieci anni fa, oggi il web offre molte risorse in merito.
Prima di acquistare dunque, si può andare su: forum.saicosatispalmi.org, lola.forumup.it, e forum.promiseland.it. Qui sono recensiti di giorno in giorno numerosi cosmetici proprio a partire dall'Inci, cioè dagli ingredienti che contengono. Si può quindi controllare se il cosmetico che si vorrebbe comperare ha un Inci più o meno accettabile da un punto di vista ecologico.
In secondo luogo, si possono scegliere cosmetici certificati.
Ancora, per i più volenterosi, si può controllare ciascun ingrediente sul Biodizionario.
Una volta deciso cosa comperare, raccomando però di dare alla pelle l'ultima parola: la prima disintossicazione che dobbiamo fare non è tanto dai petrolati nei cosmetici, ma dall'influenza dei claim pubblicitari sulle nostre scelte. La pelle non è influenzabile, la pelle risponde in base a come la trattiamo. Ascoltarla è fondamentale: ci si accorge in fretta che il burro di karité è assai più gradito del petrolio».

Chi è Barbara Righini: 34 anni, nasce come "consumatrice critica". È laureata in scienze politiche ad indirizzo sociale e iscritta all'albo giornalisti pubblicisti d'Abruzzo. Gestisce il sito Saicosatispalmi.org